CORPUS DOMINI E I MISTERI

Campobasso

Due ali di folla a fare da cornice su un percorso di 3,5 km nel centro città e nel borgo antico, bande musicali, portatori e i veri protagonisti della sfilata dei ‘Misteri’: bambini, giovani e adulti su 13 ‘quadri viventi’ che rappresentano scene del vecchio e nuovo Testamento, vestiti di abiti colorati e ancorati a strutture d’acciaio e legno allestite per trasmettere l’impressione che angeli, santi e demoni siano sospesi in aria. Caratteristico è il passaggio degli ‘ingegni’ nella stradine del centro dove, con particolare effetto scenico, sembra che i ‘Misteri’ vengano abbracciati dagli edifici e dalle persone affacciate ai balconi. I ‘Misteri’ rappresentano un unicum che a breve potrebbe ottenere il riconoscimento di patrimonio culturale dall’Unesco.

L’invetore, Paolo Saverio Di Zinno

Nato a Campobasso nel 1718, dell’infanzia e dell’adolescenza non si hanno notizie. Nel 1737 (XVIII Secolo) si reca a Napoli presso la bottega del poco noto maestro Gennaro Franzese per imparare il mestiere di scultore, aiutato economicamente dai fratelli, con l’impegno di rimanervi per cinque anni. Ritornato a Campobasso, trova mutato lo scenario della città e viene eletto al governo locale. Comincia la sua attività di scultore, anche se all’inizio le commissioni scarseggiano. Eletto al Governo della Confraternita di Santa Maria della Croce, nel 1759 finisce in carcere accusato di “procedure irregolari”; scagionato, viene liberato e continua a gestire, ma ancora per poco, la vita della Confraternita. Si afferma come scultore del legno; il suo prestigio cresce, le commissioni diventano innumerevoli e, unitamente a lasciti della sua famiglia e di quella, agiata, della moglie, ha guadagni che gli permettono un buon tenore di vita. L’apice della carriera e del prestigio viene toccato quando gli viene affidata la reinvenzione de I Misteri del Corpus Domini.
Muore a Campobasso nel 1781, lasciando una cospicua eredità sia patrimoniale che artistica.
Il periodo fondamentale per l’evoluzione artistica di Di Zinno è quello napoletano, nel cui ambiente apprese tecniche e tecnologie nonché approfondite conoscenze delle qualità tecniche ed espressive degli artisti suoi coetanei (fu egli stesso committente, nel periodo di governatorato della Congregazione di Santa Maria della Croce a Campobasso). Le sculture lignee di Di Zinno sono numerosissime, presenti in buona parte delle chiese del Molise, in Campania, in Puglia, in Abruzzo; di soggetto esclusivamente sacro, circa 30 di quelle catalogate sono firmate e datate (dal 1745 al 1781), altre 68 sono di attribuzione accolta. La specializzazione in scultura lignea (scultura processionale) è alla base della sua opera più rilevante, le “macchine viventi” dei Misteri del Corpus Domini: su robusti tavoloni si sviluppa una infrastruttura di ferro ed acciaio dal cui tronco si dipartono rami incrociati, di forma e lunghezza rapportate alla loro funzione, che è quella di sorreggere dei figuranti vivi. Ogni piattaforma è portata in spalla a marcia cadenzata, sorvegliata da un “capo-mistero”, da una serie di portatori. Le macchine, commissionate da tre confraternite della città (di S. Antonio Abate, di Santa Maria della Croce e della Trinità), erano mantenute dalle stesse confraternite con una rendita annuale per le spese di conservazione, vestizione e trasporto per il giorno della festa (il Corpus Domini). Delle 24 macchine ideate da Di Zinno, solo 18 uscirono in pubblico in quanto sei non ressero alle prove finali; altre 4 rimasero gravemente danneggiate nel terremoto del 1805. L’ideazione dei Misteri, verso il primo decennio della seconda metà del XVIII secolo, si colloca in piena tendenza barocca, ed ha come punto di riferimento Napoli.

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